produzioni

 

Mezzo Chilo
segnalazione speciale Premio Scenario 2019 di e con Serena Guardone
tecnico audio Vittorio Vitiello soluzioni illuminotecniche Francesco Lari maschera Ferdinando Falossi
residenza Teatro due Mondi

Può un diario privato trasformarsi in discorso pubblico? Può una confessione personale farsi narrazione civile? Mezzo Chilo cerca di rispondere a queste domande, nella convinzione che non esista disagio psichico che non sia il goffo tentativo di smaltire tossine pubbliche.
In ogni patologia psichiatrica infatti, ancora prima degli innumerevoli contenuti e delle svariate forme che può assumere, ci sono due costanti: vergogna e dolore. I Disturbi del Comportamento Alimentare sono patologie psichiatriche e sono anch’essi segnati da vergogna e dolore: una vergogna blindata, un dolore inaccessibile, due fattori che rendono chi è affetto dalla patologia irrimediabilmente solo. Mezzo Chilo cerca di restituire la verità di una condizione patologica, scardinandone tramite l’ironia i due aspetti che la rendono tale. Cosa vuole dire soffrire? Si può ridere del dolore? E se ridere del male fosse l’unico modo per congedarlo?
Non solo. Mezzo Chilo cerca di stravolgere la lettura canonica dei Disturbi del Comportamento Alimentare che li vede declinati nel pensiero comune come banali esiti di mode estetiche ipocaloriche e restituiti in letteratura in romanzi fin troppo politicamente corretti. I Disturbi del Comportamento Alimentare riguardano la nostra nudità, il nostro incontro con gli altri, il nostro compiere scelte e la catena incontrollabile di conseguenze di una singola scelta, il nostro dire “questo sono io e questo è lo spazio di cui ho bisogno”, il nostro dire “qui finisce il mio spazio e inizia il tuo”. I Disturbi del Comportamento Alimentare riguardano il confine della pelle tra dentro e fuori: creano corazze invalicabili, lasciano esposte le ossa, producono scorie, impediscono al nutrimento di permetterci di vivere.
In Mezzo Chilo c’è una sola persona in scena che crea diversi quadri narrativi – attraverso la parola, gli oggetti, il corpo, la maschera, la musica – strutturando un dispositivo scenico di “trasduzione del segnale” di una testimonianza privata in ecosistema pubblico. Così, pur essendo rintracciabile una vicenda e i suoi dati di fatto più salienti, Mezzo Chilo non è una narrazione lineare: è una compresenza di tempi, spazi, piani e prospettive, è un mondo interiore rovesciato e un mondo collettivo rivissuto.
La coincidenza dell’attrice in scena con la protagonista del disagio narrato è un’azione politica deliberata.
Motivazione della Giuria per la Menzione Speciale di Premio Scenario 2019: “Mezzo chilo racconta e interpreta il privato con coraggio e verità. Un diario che si fa narrazione civile nella capacità di infrangere con ironia il tabù della vergogna celata nella patologia. Riuscendo a costruire un affresco di momenti scenici, veicolati da una fragilità emotiva che si fa partitura fisica, Serena Guardone ci offre un teatro che esplora con consapevolezza e rigore il tema del disturbo alimentare.”